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Progettazione

Il primo ponte sospeso d’Italia: il Ponte Sul Garigliano

Gli eventi storici che portarono all’ideazione del ponte sospeso. Part. 2

12 Giugno 2023
Il primo ponte sospeso d'Italia.
ing. Giuseppe Patraccone

Della costruzione di ponti nell’area di Minturno, se ne parla in diversi documenti risalenti già all’epoca romana quando un ponte “ne’ campi Fregellani, fu distrutto per soprattenere l’esercito di Annibale[1].

Nel 908 d.c., durante l’invasione dei Sarceni, Atenolfo, Principe di Benevento strinse un’alleanza con Amalfi e con il Duca di Napoli, Gregorio, per affrontare e sconfiggere i Saraceni proprio sul Garigliano dove si erano stanziati ormai da 25 anni. Per poter permettere il passaggio dell’esercito, fu costruito un ponte di barche ricoperte di tavole.

Dopo questo episodio, non vi sono più altre testimonianze dell’esistenza di un ponte in quell’area fino all’avvento degli Aragonesi quando Alfonso D’Aragona fece costruire un ponte sul Garigliano che, come testualmente citato sugli annali civili delle due Sicilie, doveva essere “contesto di travi, e raccomandato a grosse spranghe di ferro”. La stessa fonte storica riporta che il ponte fu distrutto da una piena del Garigliano dopo poco meno di sessant’anni dalla costruzione.

Nel 1503 il Marchese di Mantova, allora a servizio dei Francesi, ordinò la costruzione di un ponte di barche il quale fu testimone di una battaglia contro gli Spagnoli di Consalvo che riuscirono a fermare i Francesi proprio su quel ponte. Qualche tempo dopo, Consalvo fece costruire un altro ponte sempre di barche e botti legate a tavole nella zona di Sessa, attraverso il quale potè attraversare il Garigliano, raggiungere i Francesi e sconfiggerli inseguendoli poi fino alle mura di Gaeta.

Consalvo fece ricostruire il ponte aragonese assicurandolo con robuste catene di ferro. Altre fonti invece, riportano che il ponte fu voluto dal Duca di Alba.

Il ponte resistette fino al 1636 quando il Duca di Medina De Las Torres, Vicerè di Napoli decise di farlo abbattere. Successivamente fu realizzata una scafa molto utile per collegare Napoli e Roma, all’epoca le città più importanti del centro-sud e forse dell’intera penisola, ma le frequenti piene invernali del Garigliano portarono ben presto ad interrompere definitivamente l’utilizzo della scafa e quindi i collegamenti tra le due città.

Nel 1788, Re Ferdinando chiese che gli si proponessero dei progetti per la realizzazione di un ponte sul Garigliano. La prima proposta fu un ponte ad arco in pietra con una freccia di circa 40 m (150 palmi napoletani [2]) che però non fu mai realizzato, a causa dell’ingente somma richiesta per la sua costruzione. Nel frattempo fu ricostruito il ponte di barche e intanto si valutavano entrambe le alternative di costruire o un ponte in legno oppure uno in pietra: i costi stimati erano di 80.000 Ducati per il primo e 220.000 per il secondo. Iniziarono i lavori per la realizzazione del ponte in pietra, furono posati dei grossi massi per le fondazioni e accatastate travi e tavole per la realizzazione delle centine, ma dopo circa un anno, i lavori furono interrotti e tutto quel materiale destinato a diversi scopi. Il motivo, molto probabilmente, fu che, in seguito a dei sondaggi geotecnici effettuati su un tratto lungo circa 8 miglia, si rilevò la presenza di un profondo strato (circa 13 m) poco consistente costituito da depositi alluvionali sabbie e argille, evidentemente poco adatto a quel tipo di struttura. Per risolvere il problema si pensò addirittura di posare una grossa platea di fondazione tra le due rive del fiume da realizzarsi a secco, ma ovviamente sia per motivi economici che tecnici, l’idea fu presto abbandonata.   

Nel 1823 fu proposto un ponte con la struttura in ferro fuso, anche questo costosissimo: 160.000 Ducati; l’anno successivo ne fu proposta un’altra tipologia a ferri tessuti che sarebbe costato 170.000 Ducati. Nessuna di queste tipologie fu sufficientemente convincente da spingere il Re ad avviarne la procedura per la realizzazione, in realtà quello che il Sovrano voleva era un ponte sospeso a catene di ferro come quelli già realizzati in Inghilterra, Francia, Austria e che quindi per l’Italia sarebbe stata una vera novità.

L’incarico per la progettazione fu affidato al Cav. Luigi Giura, Ingegnere di Stato e Ispettore Generale del Corpo Acque e Strade del Regno delle Due Sicilie, il quale già nel Dicembre 1825, quindi ben sette mesi prima di intraprendere il suo viaggio di studio, aveva presentato il progetto di massima  del ponte sospeso che sarebbe stato costruito.

Verso la fine del 1827 infatti, apportate le dovute modifiche, Giura presentò il progetto definitivo e nel 1828 iniziò la costruzione del Ponte.

Il cantiere durò quattro anni, fino all’aprile del 1832, quando l’opera fu completata in ogni sua parte; il 10 Maggio dello stesso anno ci fu l’inaugurazione, che avvenne in un modo del tutto insolito: fu infatti il Re in persona a voler “collaudare” per primo il ponte, dimostrando a tutti i presenti la robustezza dell’opera attraversando l’impalcato  a cavallo e seguito al trotto, da due squadre di lancieri e sedici carri di artiglieria.

Trovi la PART. 1 a questo LINK


[1] Annali civili del Regno delle Due Sicilie – Vol. I –    Gennaio, Febbraio, Marzo ed Aprile 1833

[2] Un palmo napoletano equivale a 0,264 m

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