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Centro Ricerche CNI: il Superbonus dovrebbe essere prorogato direttamente al 2026

Nella valutazione della fattibilità economica si deve tener conto anche delle ricadute sociali connesse agli incentivi.

19 Ottobre 2021
Redazione calcolostrutturale.com
La redazione di calcolostrutturale.com è composta da ingegneri edili, copy strategist ed esperti di marketing e comunicazione.

Il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli ingegneri ha pubblicato una ricerca dal titolo «L’impatto sociale ed economico dei superbonus 110% per la ristrutturazione degli immobili: stime e scenari», all’interno della quale sono analizzati l’impatto dei superbonus 110% e i possibili scenari che questa misura di incentivazione fiscale potrà contribuire a realizzare.

Il CNI ci tiene ad evidenziare che il dibattito sulla proroga del Superbonus non può essere ricondotto esclusivamente a un problema di contabilità nazionale ma al contrario queste misure di incentivazione devo essere inquadrare in una serie di strumenti di politica industriale ed economica infatti “la sostenibilità dei SuperBonus andrebbe valutata sotto diversi profili che vanno molto oltre gli aspetti puramente contabili ed economici, certamente rilevanti ma non gli unici da considerare in un analisi costi benefici”.

Oltre a tener conto degli effetti sul bilancio dello Stato, per il CNI, in un’ottica di valutazione complessiva della spesa pubblica si devono considerare anche gli effetti positivi relativi a:

  • una migliore condizione di vita legata al risanamento degli edifici;
  • una maggiore sicurezza delle strutture;
  • l’incremento del risparmio energetico

che comunque hanno avuto un impatto non trascurabile sull’andamento del PIL.

Secondo le stime elaborate dal Centro Ricerca nel 2021 le spese sostenute dallo stato per il Sismabonus potrebbero attestarsi sul valore di 9, 350 miliardi di euro (9 miliardi per l’Ecobonus e 350 milioni per il Sismabonus). Questa spesa può generare un livello di produzione aggiuntiva, all’interno dell’intera filiera delle costruzioni, pari a poco meno di 20 miliardi e con numero di occupati pari a 153.000.  Lo scenario descritto porterebbe ad un aumento del PIL, per circa 12,4 miliardi di euro.

L’auspicio è quello che lo Stato valuti tutti i vantaggi sociali connessi al Superbonus la cui ricaduta sulla spesa pubblica è più che positiva. “Una visione più attenta dell’impatto economico consente di sostenere la tesi che anche la scadenza del 2023 potrebbe essere portata più avanti, stabilendo un termine al 2026, in concomitanza con il completamento degli interventi previsti dal PNRR”.


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