Home BlogProtagonisti Ing. Angelo Biondi: “Occorre investire sulla prevenzione sismica e mettere in sicurezza il costruito esistente”

Ing. Angelo Biondi: “Occorre investire sulla prevenzione sismica e mettere in sicurezza il costruito esistente”

Intervista all’Ing. Angelo Biondi sullo stato dell’arte del patrimonio edilizio e strutturale italiano.

di Redazione
Ing. Angelo Biondi

Per la serie “Protagonisti”, abbiamo intervistato l’Ing. Angelo Biondi. Laureato in Ingegneria civile, libero professionista, collaboratore con un’azienda di sviluppo software per l’ingegneria e specializzato nel calcolo strutturale e in problematiche legate alla progettazione con criteri antisismici ed alla sismica in generale.

 

Ing. Biondi, la Circolare esplicativa del 21 gennaio 2019 fornisce indicazioni sull’applicazione delle NTC 2018; in alcuni casi, però, non chiarisce del tutto le annose problematiche del testo normativo. Sebbene non abbia valore cogente, come la giudica?

Il ritardo nella pubblicazione della Circolare n.7 del 2019 mi aveva fatto sperare che il tempo intercorso fra la sua divulgazione e quella del D.M. 17/01/2018 sarebbe servito ad eliminare le incongruenze fra i contenuti della normativa e la bozza non ufficiale della Circolare esplicativa, ma purtroppo non è stato così. Non solo non sono stati chiariti alcuni punti oscuri contenuti nel testo delle N.T.C. 2018, ma addirittura, relativamente ad alcuni aspetti, la Circolare propone delle indicazioni in contrasto a quanto riportato sulle norme. Obiettivo di una circolare esplicativa dovrebbe essere appunto quello di chiarire e dettagliare meglio quanto riportato sulla norma, ma questa volta il lavoro di chi l’ha redatta non è stato svolto in maniera ottimale. Ciò produce confusione nei professionisti del settore che, in alcuni casi, dovranno prendere decisioni sul modus operandi, rischiando di procedere con modalità che potrebbero essere successivamente contestate, nel caso in cui sorgessero problematiche destinate a trasformarsi in controversie di natura giuridica. Pur non avendo la Circolare la valenza di una norma, e quindi potendo essere non rispettata dai tecnici professionista, ormai da molti anni questo documento era diventato il testo di riferimento contenente le linee guida della progettazione strutturale, tanto che molti aspetti specifici venivano soltanto abbozzati sulla norma, proprio per lasciare alla Circolare il compito di approfondirli. Questa volta non è andata così… peccato!

 

Edifici esistenti e sicurezza: nel corso della sua attività professionale avrà esaminato numerosi casi di interventi di messa in sicurezza. A cosa servono e come procedere nella valutazione della sicurezza di un edificio esistente?

Negli ultimi anni la maggior parte delle mie prestazioni professionali sono state dedicate alla verifica della vulnerabilità sismica di edifici esistenti e, in molti casi, alla successiva progettazione degli interventi necessari al loro miglioramento o adeguamento sismico. Penso che la nostra nazione non abbia bisogno di nuove costruzioni (alcune zone sono anche troppo edificate, rispetto alle reali esigenze abitative), quanto piuttosto di mettere in sicurezza ciò che già esiste. Non bisogna sorprendersi se gli eventi sismici di intensità importante producano regolarmente in Italia crolli e vittime, ciò è conseguenza dell’inadeguatezza, dal punto di vista della resistenza alle azioni sismiche, di una grandissima percentuale dell’edificato presente sul territorio. Oggi esistono gli strumenti e le tecniche per potere simulare l’effetto del terremoto sui fabbricati, ed ottenere quindi informazioni utili riguardo il loro “stato di salute” dal punto di vista sismico, al fine di potere intervenire mettendo in sicurezza gli stessi. Ovviamente tale analisi richiede informazioni indispensabili allo svolgimento della stessa (conoscenza della geometria e delle caratteristiche dei materiali), senza le quali non è possibile procedere. Facendo un parallelo con la medicina, se vogliamo conoscere il nostro stato di salute fisica, è indispensabile prima di tutto fare le analisi del sangue, senza i cui risultati il medico non può che dare una valutazione approssimata e non sempre corretta. Lo stesso vale per gli strutturisti nei confronti degli immobili, senza indagini è impossibile procedere con una verifica di vulnerabilità sismica che abbia una adeguata validità. Così come è buona consuetudine procedere con le analisi del sangue almeno una volta l’anno, per garantirsi uno stato di salute ottimale, analogamente per gli edifici in cui viviamo sarebbe opportuno, anche soltanto una volta nella vita, procedere alla valutazione della sua vulnerabilità sismica, sempre per garantire uno stato di salute ottimale a chi vi risiede all’interno.

Lei è autore di diversi testi tecnici sul calcolo strutturale, ne ha qualcun’altro in cantiere?

A brevissimo verrà pubblicato il testo sull’analisi pushover, come aggiornamento, alle attuali N.T.C. 2018 e relativa Circolare Esplicativa 2019, di quello già pubblicato qualche anno fa. Il nuovo ordinamento normativo non stravolge le modalità di applicazione dell’analisi pushover per la verifica degli edifici, ma introduce alcune importanti modifiche ed implementazioni che meritano un adeguato approfondimento. In cantiere ho anche altri due testi: il primo descriverà gli aspetti fondamentali delle N.T.C. 2018 e della Circolare n.7 del 21/01/2019, mettendo in risalto le novità introdotte e le differenze rispetto alle precedenti N.T.C. 2008, proponendo, come mia consuetudine, una trattazione di natura prettamente pratica, non divagando sul piano formulistico e matematico, bensì descrivendo come tali novità si traducano dal punto di vista prettamente esecutivo (aspetto fondamentale per chi opera sul campo). Il secondo invece proporrà un reportage fotografico, da me stesso svolto, che mostrerà le immagini di edifici danneggiati dagli ultimi gravi eventi sismici (L’Aquila ed Amatrice) con l’obbiettivo di evidenziare i danni verificatosi, descrivendone le cause e proponendo le possibili scelte progettuali ed accorgimenti esecutivi che ne avrebbero potuto scongiurare l’innescarsi.

 

Il mondo dell’edilizia sta affrontando un momento difficile. Le soluzioni di incentivi fiscali (EcoBonus e SismaBonus) e BIM ad esempio, non stanno dando i contributi sperati. Secondo lei, quali soluzioni possano far ripartire l’intero settore?

Le proposte relative al SismaBonus ed all’EcoBonus sono ottime, ma la loro applicazione, fino a questo momento è stata sicuramente inadeguata. Penso che il motivo sia legato alla scarsissima pubblicità che è stata fatta a livello nazionale, da parte degli organi di stato che se ne sarebbero dovuti occupare, ed alla scarsa cultura sismica che purtroppo è presente da sempre in Italia. Il nostro paese, date le sue caratteristiche sismogeologiche che lo rendono un’area a rischio sismico permanente, dovrebbe essere all’avanguardia, se non a livello mondiale, almeno a livello europeo, su tutto quello che riguarda la sismica in generale, ed invece il verificarsi di terremoti, peraltro di intensità decisamente inferiore a quelli che si verificano in altre parti del mondo con conseguenze spesso quasi trascurabili, viene vissuta sempre come un qualcosa di inaspettato, da subire con drammatica rassegnazione. Se si facesse comprendere, oltre che ai tecnici del settore, anche al comune cittadino, che ci si può difendere dai terremoti, semplicemente facendo svolgere opportune verifiche ed applicando adeguati interventi strutturali, probabilmente non staremmo più a piangere le vittime dei terremoti, ma decanteremmo la sicurezza delle nostre case. Ovviamente l’aspetto economico influenza sensibilmente la questione, ma se ci facessimo quattro conti su quanto si spende per la ricostruzione post-sisma, ci renderemmo conto che investire nella prevenzione potrebbe essere un vantaggio anche dal punto di vista economico, oltre ad essere uno strumento utilissimo per rimettere in moto un meccanismo che sicuramente produrrebbe effetti altamente positivi sull’intera economia nazionale.

 

Libero professionista, autore, relatore, docente ed ha anche numerosi hobby: come riesce a conciliare lavoro, impegni e tempo libero?

Amo molto viaggiare e la fotografia, e, quando posso, pratico il mio sport preferito che è il kitesurf. Per fortuna le tre cose sono compatibili, per cui riesco ad unirle insieme, facendo dei viaggi in luoghi dove posso praticare il kitesurf e dove la gente del posto ed i luoghi aspettano solo di essere catturati da una macchina fotografica. Questo sport necessita di condizioni particolari (vento e spiagge grandi e possibilmente poco frequentate) che mi portano a scoprire paesi e località poco conosciute e non deturpate dal turismo di massa. I numerosi viaggi mi hanno portato ad approfondire la conoscenza di realtà che i mass media ci presentano in maniera, più o meno appositamente, “alterata”, e ciò mi ha anche portato a dedicarmi al volontariato, soprattutto in Africa e India. Per conciliare queste attività con il lavoro è sufficiente la volontà! L’attività di libero professionista induce spessissimo a rinunciare al tempo libero ed alle vacanze, ma ci da anche la libertà di decidere noi quando prenderci una pausa e ritagliarci un po’ di tempo per “vivere”. È sufficiente programmare il viaggio qualche mese prima e gestire gli impegni lavorativi in maniera tale da non avere scadenze in quelle date. È però fondamentale lasciare il lavoro a casa, nel senso che, se ci si porta dietro il PC per fare qualcosina nei momenti liberi, allora il beneficio del viaggio si perde totalmente. Quando posso, cerco perfino di spegnere il cellulare per giorni e di non leggere le mail (in Tanzania sono stato un mese intero a fare volontariato in un villaggio sperduto in cui non c’era copertura telefonica: è stato bellissimo!).

 

Per info e contatti con l’Ing. Angelo Biondi visita il sito www.angelobiondi.com

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