Home BlogLo Strutturista Il ponte di San Martino: il ponte che visse due volte… o forse tre

Il ponte di San Martino: il ponte che visse due volte… o forse tre

L’Ingegnere Daniele Borgogni si è occupato della storia del Ponte di San Martino a Todi e del suo progettista Donald Bailey.

di Redazione
ponte di san martino

La guerra che porta alla liberazione dell’Italia è una guerra di territorio. Le reti stradali e ferroviarie sono obiettivi strategici, sia per le truppe in ritirata che per quelle avanzanti. Migliaia di ponti sono danneggiati e distrutti, tonnellate di ferro, mattoni e cemento sepolte nei fiumi.

Il 3 settembre l’Italia sigla l’Armistizio con In­ghilterra e Stati Uniti: per la “risalita” delle truppe, da quel momento Alleate.

Ancora prima dell’annuncio via radio dell’armistizio, la compagnia delle Railway Construction Troops sbarca a Reggio Calabria. È un corpo speciale dell’esercito an­gloamericano costituito da ingegneri addestrati per i ri­pristini di emergenza e per l’esercizio militare delle sedi ferroviarie, “sconquassate, saccheggiate, interrotte a ogni corso d’acqua”.

Si tratta, di fatto, di un vero e proprio pronto soccorso delle strutture: i tedeschi in ritirata distruggono i ponti per guadagnare tempo prezioso. Di contro, un avancor­po Alleato precede le truppe in risalita costruendo ponti ed attraversamenti in pochissimi giorni, in modo da per­mettere ai soldati l’inseguimento dell’armata tedesca.

I ponti che vengono costruiti sono tutti in acciaio e ven­gono adattati di volta in volta alle situazioni specifiche che i sappers si trovano a fronteggiare. In alcuni casi la distanza tra le sponde del fiume da attraversare è esa­geratamente grande per le soluzioni tradizionali e sono costretti a ricorrere alla tipologia del ponte sospeso.

Durante la risalita verso la Linea Gotica, in località Incisa Valdarno (in Toscana), gli ingegneri dell’Esercito angloa­mericano realizzano uno di questi spettacolari ponti so­spesi sull’Arno, dove la larghezza complessiva del fiume è di circa 150 metri, e realizzano una struttura dalla cam­pata centrale di 86.4 metri e due campate di accesso di 32 metri.

Quando, alla fine del conflitto, iniziano i lavori di ricostruzione del vecchio ponte, quello sospeso viene smontato e rimontato (nel 1950 circa) dal Genio Militare Italiano nell’attuale localizzazione sul Tevere (in Umbria) presso la località Pian di San Martino su commissione del Comune di Todi.

Dopo aver fatto transitare mezzi militari e carri armati, il Ponte di San Martino venne, quindi, utiliz­zato per il transito civile e costituì, di fatto, il primo ponte di transito in quella zona, consentendo alle popolazioni a destra del Tevere di poter raggiungere la città di Todi senza l’ausilio di barche: ciò rappresentò, per le generazioni dell’epoca, una straordinaria innovazione ed opportunità di sviluppo.

Il ponte di San Martino si sviluppa in tre parti: quelle laterali di “avvicinamento” alla cam­pata principale che lavorano come travi semplicemente appoggiate e quella centrale sospesa. I cavi di so­spensione sono costituiti da tre fasci di trefoli che partono dai blocchi di ancoraggio in maniera separata, per poi riavvicinarsi in corrispondenza della cima delle torri, in cui vengono raggruppati e deviati per raggiun­gere la configurazione parabolica. […]

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Daniele Borgogni Daniele Borgogni è un Ingegnere civile, libero professionsita, con grande passione per la storia delle strutture.
È autore della rubrica “Storia delle Strutture” della rivista Lo Strutturista.

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