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Non solo Ingegneri: il salto in alto e lo stile Fosbury

Lo stile Fosbury utilizzato ancora oggi per il salto in alto, è stato ideato dall’ing. Fosbury nel 1968.

8 Novembre 2021
salto in alto
Redazione calcolostrutturale.com
La redazione di calcolostrutturale.com è composta da ingegneri edili, copy strategist ed esperti di marketing e comunicazione.

Il 2021 è stato un anno particolarmente promettente per lo sport italiano. Alle vittorie degli Europei di calcio 2020 (slittati di un anno a causa dell’emergenza sanitaria da Corona Virus) e di volley maschile e femminile, si sono aggiunte le performance soddisfacenti degli atleti che hanno partecipato ai giochi della XXXII Olimpiade. Un risultato storico è stato ottenuto nell’atletica leggera, da sempre considerata “la regina degli sport olimpici”, con la vittoria nei 100 metri, nella marcia 20 km (maschile e femminile), nella staffetta 4×100 metri maschile e nel salto in alto, dove Gianmarco Tamberi si è aggiudicato la medaglia d’oro arrivando a quota 2.37 metri.

La tecnica maggiormente utilizzata, oggi, per cercare di saltare il più in alto possibile è lo stile Fosbury (salto con il corpo all’indietro e caduta sul dorso), inventata dall’americano Richard Fosbury, che grazie a questa nuova tipologia di salto, che per l’epoca risultò rivoluzionaria, si aggiudicò la medaglia d’oro ai Giochi olimpici di Città del Messico del 1968. Fosbury, modificando un gesto atletico che per anni era stato invariato, a partire dai primi giochi Olimpici dell’Antichità, scrisse la storia dell’atletica leggera.

Fin qui, molto probabilmente, nulla di nuovo.

Quello che molti non sanno è che Fosbury, nel 1968, era uno studente al primo anno di Ingegneria alla Oregon Stage University. Sarebbe bello immaginare che siano stati gli studi scientifici a consentirgli di ideare una tecnica che gli permettesse di oltrepassare l’ostacolo dell’asta senza che il centro di massa del corpo lo superasse mai in altezza.

Al termine della carriera sportiva, Fosbury iniziò la professione di ingegnere civile in Idaho, lavorando in ambito urbanistico.

Questo non è l’unico caso di ingegneri che si sono distinti in altri ambiti, completamente differenti dalle materie che hanno studiato.

Basti pensare all’attore Rowan Atkinson, noto per aver interpretato il bizzarro ruolo di Mr. Bean, che prima di intraprendere la carriera di attore e comico ha conseguito la laurea in Ingegneria elettrica presso l’Università di Oxford. Tra gli sportivi, ricordiamo anche Dennis Bergkamp, l’ex calciatore olandese, che ha militato per due stagioni in Italia, nell’Inter. Anche se non ha mai intrapreso la strada della professione, Bergkamp è un ingegnere meccanico, titolo conseguito presso l’Università di Bath. La lista sarebbe ancora lunga e tra i vari nomi, ci sono anche ingegneri italiani. Tra tutti, citiamo Luciano de Crescenzo, laureato in Ingegneria Idraulica con il massimo dei voti, che dopo aver intrapreso la professione di Ingegnere (fu assunto immediatamente dopo la laurea alla IBM di Napoli), all’età di 50 anni decise di intraprendere una nuova strada professionale, reinventandosi attore, scrittore (celebre il libro Così parlò Bellavista in cui ha raccontato una Napoli lontana dagli stereotipi e dai luoghi comuni) e storico della filosofia. Per molti è considerato uno degli ultimi filosofi contemporanei, riconoscendogli l’abilità nel divulgare la storia della filosofia, rendendola accessibile a tutti, attraverso un linguaggio semplice con il risultato di rendere una materia affascinante, estremamente popolare.

De Crescenzo, l’”Ingegnere filosofo” ha venduto, con i suoi libri tradotti il 19 lingue, circa 20 milioni di copie ed è stato il primo italiano a ricevere la cittadinanza onoraria di Atene; ha ricordato le radici filosofiche di Napoli e ha reso fruibile la cultura classica, in particolar modo quella greca.

L’articolo è tratto dal numero 8 della rivista Lo Strutturista.

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