Blumatica
Lo Strutturista

Il tiro alla fune tra Scilla e Cariddi

“Quando i carpentieri iniziano a costruire un ponte, quando i maghi esibiscono una cordicella sul palco, quando i bambini giocano a tiro alla fune e quando i funamboli clandestini installano un cavo, c’è sempre un momento in cui il filo penzola liberamente tra due punti, e sorride” – Philippe Petit

29 Giugno 2022
TIRO ALLA FUNE TRA SCILLA E CARIDDI
Ing. Daniele Borgogni
Ingegnere civile e libero professionista. Si occupa prevalentemente di progettazione in acciaio ed è un appassionato di storia delle strutture.

Anno 251 A.C., Plinio il Vecchio narrava della realizzazione di un Ponte sullo Stretto di Messina, una struttura fatta di barche e botti vuote che sarebbe servita a trasportare 140 elefanti, sottratti da Roma ai Cartaginesi durante la prima guerra Punica. Quel progetto fu bocciato, perché l’opera avrebbe bloccato il passaggio delle navi. Cominciava così l’avventura del tiro alla fune tra Scilla e Cariddi.

Da quel momento, fino ai giorni nostri, Grandi Maestri Strutturisti si sono cimentati per trovare la soluzione al problema di cucire lo Stretto con un attraversamento stabile. Ciò che non viene ricordato è che il Ponte Sullo Stretto di Messina fu, di fatto, realizzato. Il primo attraversamento stabile, carico di storia, di progettazione, una narrazione scandita da ore di struggimento alla ricerca di soluzioni a problemi mai affrontati. 

Lo spirito che, tra Scilla e Cariddi, portò Ulisse a “seguir virtute e canoscenza” ed Enea a fondare Roma, animò un manipolo di Ingegneri e Tecnici alla realizzazione di questa grande Opera che univa l’Europa alla sponda sud del Mediterraneo. Un’Opera che il mondo intero ci invidiava e verso la quale guardava con ammirazione; un Ponte di Luce ed Energia: l’Elettrodotto sullo Stretto di Messina.

L’idea dell’attraversamento elettrico sullo stretto di Messina ha radici antiche e risale al primo dopoguerra, quando, in occasione del completamento degli impianti idroelettrici silani in Calabria, venne deciso di portare parte di quella energia in Sicilia, dove i bisogni erano elevati e le infrastrutture inadeguate, essendo gli impianti idroelettrici troppo costosi per la natura topografica e geologica del territorio.[…]

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