Lo Strutturista

Ultimo Impero, le rovine del tempio della musica

Ghost: il fascino delle strutture abbandonate

04 Aprile 2025
Redazione calcolostrutturale.com
La redazione di calcolostrutturale.com è composta da ingegneri edili, copy strategist ed esperti di marketing e comunicazione.

Nei pressi della periferia torinese, il 18 dicembre 1992, fu inaugurata una delle più grandi discoteche italiane, l’Ultimo Impero. Destinata in tempi brevissimi a diventare un luogo di tendenza in tutta Europa, chiamava a sé ogni fine settimana migliaia di ragazzi da tutta Italia, oltre che numerose comitive di turisti, desiderosi di sperimentare la frenesia delle sue notti.

Con i suoi 70.000 metri quadrati interni e 12.000 metri quadrati esterni, Ultimo Impero più che una semplice discoteca sembrava una vera e propria città, che la notte prendeva vita. Distribuita su quattro piani, la sua imponente struttura ospitava sette piste da ballo, nove bar, sette fontane, due cascate e innumerevoli statue. Una grandiosità che rifletteva l'atmosfera e l'energia degli anni '90.

Il suo interno poteva ospitare più di 7000 giovani, che danzavano a ritmo dei dischi di alcuni tra i più famosi DJ, tra questi anche Gigi D’Agostino agli esordi della sua carriera. La musica techno era la colonna sonora delle serate. Tuttavia, la fortuna del locale si esaurisce in breve tempo, tant’è che nel 1996 una retata della Guardia di Finanza porta alla chiusura del locale, che costituisce il primo passo verso il declino dell’Impero. Negli anni successivi, infatti, la discoteca cambia nome più volte senza riuscire però ad essere in grado di riscuotere il successo di cui godeva in precedenza. Complice anche il cambiamento dei gusti musicali, che ha orientato l’interesse dei giovani verso altre destinazioni, così nel 2010 la discoteca va incontro alla chiusura definitiva.

L’edificio, una volta fulcro della vita notturna, nel corso degli anni successivi viene saccheggiato e danneggiato ripetutamente. La fontana all’ingresso diventa un deposito di rifiuti, le palme muoiono, le pareti si scrostano e quello che resta degli impianti è completamente distrutto. Nonostante sia stata messa all’asta ad un prezzo irrisorio, la discoteca non riesce comunque a catturare l’interesse degli investitori. I quali, guardando oltre al basso costo di acquisizione, valutano soprattutto gli innumerevoli costi di manutenzione e di ristrutturazione necessari per riportare l’edificio al suo antico splendore.

L’Ultimo impero, nel suo periodo aureo una delle mete più celebri della movida italiana, è un altro esempio del fenomeno di degrado a cui vanno incontro numerosi edifici, progettati con lo scopo di riscuotere un grande e duraturo successo, ma che nel corso di poco tempo cadono in rovina e vengono dimenticati.

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