Home BlogAttualità ANCE e DL Semplificazioni: il settore delle costruzioni è ridotto allo stremo

ANCE e DL Semplificazioni: il settore delle costruzioni è ridotto allo stremo

In udienza presso la Commissione delegata, l’ANCE esprime le preoccupazioni sul settore e rilancia con nuove proposte per far ripartire l’edilizia.

di Redazione
dl semplificazioni
L’ANCE in audizione presso le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato in merito alle “Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione ha espresso diverse perplessità. L’Associazione Nazionale Costruttori Edili tramite il Presidente Gabriele Buia ha evidenziato come il Paese sia in perenne “codice rosso” e il settore delle costruzioni ridotto allo stremo con la perdita di 600.000 posti di lavoro e 120.000 imprese; il decreto-legge Semplificazioni, aggiunge Buia, rappresenta l’“ultima spiaggia”.

Un’ultima occasione per un settore in crisi

Secondo l’ANCE, bisogna ridare dignità e vitalità ad un settore dalla lunga filiera, che attiva 31 settori economici su 36 e che, nonostante una profonda crisi, pesa ancora l’8% del Pil da solo e, complessivamente, più del 22%, comprendendo anche la filiera e le attività immobiliari. Un settore quindi, che se opportunamente rilanciato, può dare un contributo aggiuntivo al Pil di 0,5% ogni anno. “Il DL Semplificazioni – aggiunge il Presidente Buia – rappresenta l’ultima occasione per gettare le basi per una ripresa delle costruzioni, dopo una Legge di Bilancio fortemente deludente. Gli effetti sul rilancio delle opere pubbliche nel 2019 sono stati, infatti, ridotti dell’85% (da 3,5 miliardi aggiuntivi a soli 550 M€). Tutto questo, nonostante una crisi che morde sempre di più e che ormai non coinvolge più soltanto le piccole e medie imprese ma si è estesa anche alle grandi realtà del settore, con il rischio sempre più forte di un pericoloso effetto domino”.
In un comunicato stampa presente sul sito di ANCE si aggiunge:
La burocrazia rappresenta un macigno che blocca il Paese. Secondo uno studio dell’Università di Tor Vergata, il costo della burocrazia pesa per il 7,6% sul fatturato delle piccole e medie imprese in Italia. Come certificato dai dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri: ci vogliono in media oltre 4 anni per realizzare un’opera! Ma si arriva a 15 per un’opera sopra i 100 milioni! E i tempi morti –ovvero i tempi di attraversamento – rappresentano il 54% del totale. Per ottenere un titolo autorizzativo nel settore privato, poi, occorrono tempi biblici. L’eccesso di burocrazia e la sedimentazione delle normativa significano più corruzione e portano alla deresponsabilizzazione dei funzionari pubblici. Per questi motivi nel Manifesto presentato a tutte le forze politiche la scorsa primavera, insieme a tutta la filiera delle costruzioni, era stata indicata la necessità di semplificare come un elemento centrale per dare supporto all’economia e rilanciare il settore. Interventi urgenti risultano infatti indispensabili per velocizzare l’utilizzo delle risorse stanziate per la realizzazione di infrastrutture e per favorire la riqualificazione urbana. Il Presidente, pertanto, ha auspicato un intervento deciso del Parlamento per migliorarne significativamente i contenuti del provvedimento.

Le proposte per la ripresa

Si riporta un estratto del Comunicato Stampa ANCE. Il Presidente Buia è, poi, passato ad illustrare le proposte ANCE per introdurre subito alcune semplificazioni in grado di accelerare la trasformazione delle risorse – più di 140 miliardi di euro stanziati negli ultimi 2 anni – in cantieri. E’ necessario snellire i passaggi procedurali a monte della gara, eliminando le stratificazioni inutili:
-il CIPE deve tornare a programmare, mettendo insieme risorse e priorità. L’approvazione dei diversi livelli progettuali deve rimanere alle Amministrazioni competenti, con un flessibilità sul costo del 10% e con la trasmissione regolare di informative al Cipe per garantire un controllo;
-il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici deve esprimersi sui progetti di fattibilità di importo superiore a 200 M€;
-la disciplina della Conferenza dei servizi va semplificata e coordinata con la normativa contenuta nel decreto legislativo 50/16 per i contratti pubblici relativi all’esecuzione delle opere pubbliche ed in particolare di quelle di interesse statale (regolamentate dal DPR 383/94).
Nell’evidenziare il fallimento del nuovo Codice dei Contratti e nell’apprezzare la presa d’atto del Governo sulla necessità – già da tempo evidenziata dall’ANCE – di intervenire ampiamente sul Codice, come si evince nella bozza di DDL Delega recentemente approvata dal Consiglio dei Ministri, ha rilevato che occorre adottare alcune misure di semplificazione urgenti, alcune di natura transitoria (fino al 31 dicembre 2019), da aggiungere a quelle contenute nella Legge di Bilancio 2019 appena varata.
Si tratta di 6 proposte “sbloccacantieri”, molte delle quali condivise anche con l’ANCI, che riguardano:
il subappalto ed, in particolare, la necessità di abolire la terna dei subappaltatori;
i criteri di aggiudicazione, nella considerazione che la generalizzazione del criterio dell’OEPV sopra una certa soglia di importo non appare giustificabile. In particolare, è indispensabile ampliare la possibilità di ricorso all’esclusione automatica delle offerte anomale con metodo “antiturbativa”, ritoccando i sistemi matematici di determinazione della soglia di anomalia, di cui all’art. 97 del Codice;
-le procedure negoziate sotto soglia, accompagnando le innovazioni introdotte dalla legge di Bilancio 2019 con il definitivo superamento della pratica del sorteggio delle imprese da invitaree garantendo la massima trasparenza e rotazione negli inviti;
la nuova qualificazione SOA, introducendo misure urgenti che possano consentire alle imprese di superare la crisi. In particolare, in via transitoria, ossia fino all’entrata in vigore del nuovo sistema di qualificazione, occorre procedere ad un “congelamento” delle qualificazioni attuali, previa verifica della sussistenza di alcuni parametri che ne dimostrino la vitalità;
-ripristino dell’appalto integrato per la realizzazione di investimenti pubblici, consentendo alle stazioni appaltanti di ricorrere all’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori sulla base comunque – e obbligatoriamente – di un progetto definitivo dell’amministrazione aggiudicatrice;
-rimodulazione della responsabilità solidale dell’ATI verso terzi, mantenendola solo nell’ipotesi di inadempienza nei confronti dei lavoratori che, a qualsiasi titolo, siano intervenuti, in cantiere, per l’esecuzione dell’opera; ciò, anche per i contratti in corso di esecuzione.
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