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Superbonus – Non è un paese per centri storici

Articolo a cura dell’ing. Luca Aceto riguardo un meccanismo che rischia di bloccare la riqualificazione dei centri minori.

di Redazione
Superbonus centri storici

Negli ultimi 30 anni la Rete Sismica Nazionale ha registrato più di 190.000 eventi sismici in Italia e nei Paesi confinanti, la maggior parte dei quali non è stata avvertita dalla popolazione e sono 45 i terremoti che hanno avuto una magnitudo Richter pari o superiore a 5.0, (fonte INGV terremoti) uno ogni 7 mesi. I centri storici italiani sono la parte più vulnerabile dal punto di vista sismico del nostro patrimonio edilizio. Non è una novità, è così da centinaia di anni e non fa mai male ricordarlo.

Il Superbonus comparso nel Decreto Rilancio e definito con le successive leggi e decreti si profila come un unicum in Italia e anche nel resto del mondo, un’occasione da utilizzare al meglio. Questa volta però bisogna fare le cose seriamente! Le asseverazioni che il tecnico deve sottoscrivere sono stringenti e non permettono scappatoie. L’edificio su cui lavorare, oltre a rispettare i requisiti minimi per accedere al bonus, deve essere “conforme urbanisticamente”, che può essere inteso come un eufemismo tecnichese per: “non devono esserci abusi!”. Per “abusi” si intendono anche difformità lievi rispetto all’ultimo progetto autorizzato dal comune (il decreto semplificazioni tende una mano, ma non del tutto). Ora, chi è senza peccato scagli la prima pietra!

L’opportunità del Superbonus

Bisogna essere chiari. Il superbonus veramente un’opportunità? Si. Mi ristrutturo casa gratis? Quasi mai. Sarà la rinascita dei centri storici? No. Ammenochè le amministrazioni locali creeranno un substrato adatto.

Con il lancio di questa iniziativa si è innescato un meccanismo del tutto originale. A tecnici ed a imprese non mancano i clienti interessati a fare i lavori anzi avanzano. Diciamo la verità, siamo tutti interessati a aderire! Il tecnico passa ad avere il coltello dalla parte del manico, ed in effetti non è abituato… Sarà incentivato ad accettare le pratiche semplici, e rifiutare le pratiche che a parità di parcella prevedono una progettazione complicata su edifici vincolati e con cantieri difficili. Detto questo, dati due privati interessati: uno con una villetta isolata bi o tri familiare datata situata in zona non soggetto a vincolo e l’altro con una casa verticale in aggregato nel centro storico vincolato di uno dei nostri paesini; a chi dei due il tecnico stenderà il tappeto rosso? E a chi invece sconsiglierà vivamente di affrontare l’iter per acquisizione del credito d’imposta? Per gli addetti ai lavori la risposta è scontata. Tralascerà il secondo.

Una soluzione per i centri storici

Un’idea per tentare una riqualificazione profonda dei nostri centri storici è quella che amministrazioni locali si dotino di piani di riqualificazione sismica in tempo di pace e non piani di ricostruzione post-sisma! Dovrebbero censire gli aggregati, condurre su di loro indagini strutturali che poi tecnici specializzati utilizzeranno per progetti unitari di riduzione del rischio sismico e riqualificazione energetica. Strutturalmente non ha senso rendere “antisismica” un’unica “fettina” di aggregato. Le amministrazioni dovrebbero coordinare e cercare attivamente finanziatori con capienza fiscale adatta al recupero dell’intero centro storico. C’è bisogno di considerare i nostri centri storici come patrimonio comune, non solo a chiacchiere ma anche prendendosi in carico gli oneri che questo comporta.

Sarebbe utile anche interagire pro-attivamente con le università. Il dipartimento di Ingegneria e di Architettura della D’Annunzio e altre in Italia sono in prima linea sul tema della “resilienza a scala urbana”, un argomento che offre l’opportunità reale di ridurre i tempi di ripresa dei centri urbani a seguito di eventi calamitosi e di fare previsioni. Le amministrazioni dovrebbero promuovere queste attività o almeno conoscerle.

Nel Superbonus bisogna vedere un’occasione per i centri storici, anche se sembra non esserci, quantomeno un modo per recuperare il tempo perduto dotandosi di strumenti moderni che non scoraggino tecnici ed imprese, utilizzabili anche successivamente all’ondata di lavori di edilizia privata che ci sta per investire. Devono approfittarne tutte le realtà locali che vogliono seriamente affrontare il tema della preservazione e sviluppo dei nostri centri storici che (a parole) hanno tutte velleità turistiche.


Luca Aceto Luca Aceto è un ingegnere specializzato nella progettazione antisismica. Negli anni dopo la laurea ha collaborato con una primaria società di ingegneria italiana occupandosi della progettazione e del calcolo di opere infrastrutturali. Attualmente è dottorando presso il Dipartimento di Ingegneria e Geologia dell’Università di Pescara, con il quale conduce una ricerca sull’isolamento sismico di strutture ed elementi non strutturali.



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